Irpef, studio UIL
STUDIO UIL ADDIZIONALI IRPEF
Franzolini: “Salari erosi da inflazione e fisco locale, così si indebolisce il lavoro”
Ancora una volta, sul tema della fiscalità, l’attenzione della UIL ci consegna la fotografia di un Paese diviso e profondamente iniquo. Lo studio sulle addizionali Irpef regionali e comunali, realizzato dal Dipartimento Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione guidato dal segretario confederale Santo Biondo, evidenzia infatti una forte disuguaglianza territoriale che pesa direttamente sulle tasche di lavoratori dipendenti e pensionati. Proprio coloro che, è bene ricordarlo, versano il 98% dell’Irpef di questo Paese e che continuano a essere penalizzati da una politica che troppo spesso preferisce colpire chi le tasse le paga già, invece di combattere seriamente la piaga dell’evasione fiscale.
Nello studio possiamo confrontare i divari tra alcune grandi città metropolitane come ad esempio Roma e Milano che, su base comunale, hanno un divario di pressione pari a circa 400€ a svantaggio dei cittadini della capitale (per redditi fino a 40 mila euro) o tra Napoli e Firenze con un risparmio per questi ultimi di oltre 320 euro. Potremmo fare lo stesso confronto anche per città di media dimensione, magari sommando la pressione comunale con quella regionale e scoprire, ad esempio, che gli abitanti di Salerno sono quelli che hanno una maggior pressione fiscale a livello territoriale con 1468 euro annui mentre a Trento non si raggiungono i 500 euro in totale.
Un divario che dimostra come la fiscalità locale sia diventata un costo sempre più pesante e disomogeneo, scaricato direttamente su lavoratrici, lavoratori e pensionati. Una situazione ancora più grave in una fase in cui il caro vita continua a erodere salari reali e potere d’acquisto delle famiglie. Per noi questo è un tema centrale. Gli aumenti salariali conquistati con la contrattazione rischiano infatti di essere progressivamente assorbiti dall’aumento della pressione fiscale locale e dall’inflazione. Il risultato è che, nonostante i rinnovi contrattuali e gli sforzi messi in campo per tutelare i salari, molte lavoratrici e molti lavoratori continuano a percepire stipendi che valgono sempre meno nella vita quotidiana. Per questo diciamo no ai contratti in dumping, ma diciamo anche no a una fiscalità iniqua che finisce per trasformare anche salari frutto di buoni rinnovi contrattuali in salari poveri. Garantire il giusto salario, rinnovare contratti importanti e ottenere aumenti economici significativi, coerenti con l’erosione inflazionistica, rischia di diventare una sfida impossibile se tutto questo non viene accompagnato da una riforma fiscale realmente equa e da una lotta seria all’evasione fiscale. Perché senza equità fiscale si indebolisce il lavoro, si riduce la coesione sociale e si compromette la capacità del Paese di investire risorse pubbliche sufficienti per il rilancio industriale, economico e produttivo dell’Italia.
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