VERTENZA NATUZZI | FENEALUIL | Federazione Nazionale Lavoratori Edili Affini e del Legno

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VERTENZA NATUZZI

SINDACATI: IL PIANO NON CONVINCE E PENALIZZA LAVORATRICI E LAVORATORI.
ORA MOBILITAZIONE

L’esito del tavolo in Confindustria Bari si è concluso ieri con una rottura tra le parti e ha confermato che la strada tracciata dall’azienda è del tutto distante dalle necessità reali di chi ogni giorno manda avanti la produzione e non rilancia l’azienda così come più volte richiesto dai sindacati.
“Il piano presentato non convince affatto: rischia di determinare un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per le lavoratrici e i lavoratori e senza nessuna prospettiva per una
definitiva uscita dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali, vanificando anche il lavoro di sintesi fin qui svolto al tavolo con le regioni Puglia e Basilicata” – spiegano Feneal Filca Fillea nlla nota sindacale.

Le organizzazioni sindacali proclamano per questo lo stato di
agitazione e annunciano iniziative di mobilitazione in vista del confronto convocato il 2 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma.

Tra i nodi contestati la conferma della chiusura dello stabilimento Jesce 2 e la cessione del polo logistico di La Martella, scelte ritenute “miopi” perché non risolvono le inefficienze produttive e mettono a rischio occupazione e controllo del ciclo industriale. Sul fronte degli ammortizzatori, i numeri parlano di una sospensione media della
Cigs del 45%, giudicata “un colpo durissimo ai salari” e un ulteriore elemento di precarietà strutturale.  Per Feneal Filca Fillea l’unica via per ridurre la cassa integrazione è il rientro delle produzioni dalla Romania: “Non è accettabile – ribadiscono – che il lavoro resti all’estero mentre in Italia si ricorre pesantemente alla cassa integrazione”.
“Crediamo – concludono – che un’azienda strategica per il Paese come la Natuzzi non possa incentrare il piano industriale del prossimo triennio su chiusure, dismissioni e tagli, ma debba invece investire innuovi mercati e prodotti, puntare sulla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori presenti negli stabilimenti di Puglia e Basilicata e riportare la produzione in Italia per garantire il lavoro e quella qualità che ha reso Natuzzi famosa nel mondo.”

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